Monte Loreto

A Monte Loreto le ricerche archeologiche condotte tra il 1996 e il 2006 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria e dall’Università di Nottingham, con la collaborazione del Centro Studi Sotterranei di Genova, hanno portato alla luce diffuse e ben conservate testimonianze di attività mineraria preistorica.
Gli scavi archeologici hanno evidenziato che i minatori, partendo dalla superficie, prelevavano il filone demolendo ove necessario la roccia incassante in cui esso era contenuto.
Si sono prodotte così, quali esito dell’attività estrattiva, delle profonde trincee molto strette, in alcuni punti solo 30-40 cm.
Arturo Issel aveva avuto modo di osservare che le antiche trincee scendevano fino a 20 o 30 m.
Le caratteristiche delle pareti interne delle trincee e la presenza di livelli molto ricchi di carbone di legna indicano l’uso del fuoco nel processo di demolizione della roccia incassante. In altre parti, invece, il riempimento delle fessure è costituito da scarichi del materiale scarto dell’estrazione stessa: roccia incassante e ganga venivano ributtati all’interno delle fessure, forse anche allo scopo di stabilizzarne le pareti.
Tra i materiali recuperati in questi riempimenti, accanto a pochi reperti ceramici, sono numerosi i mazzuoli litici.
Le ricognizioni di superficie hanno individuato, inoltre, due ampie discariche preistoriche. A monte di una di queste gli scavi archeologici hanno indagato una superficie di circa 250 m2. Sono stati riconosciuti un pozzo profondo quasi 2 m e una trincea di 6 m di lunghezza per 3 m di larghezza e circa 1,5 m di profondità, scavata, probabilmente, per sfruttare una mineralizzazione diffusa.
Quattordici datazioni radiocarboniche collocano la coltivazione preistorica del giacimento di Monte Loreto fra 3960-3670 e 2590-2340 BC. Si stima che in questo periodo siano state estratte oltre 2000 tonnellate di minerale di rame di buona qualità.
Le indagini archeologiche hanno evidenziato che l’attività mineraria non termina nell’Età del Rame ma prosegue, se pur con minore impatto e con periodi di stasi, fino al VI-VII secolo, per poi riprendere in età moderna.

Bibliografia

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