Valle Lagorara

L’insediamento, scoperto nel 1987, è stato indagato tra il 1988 e il 1995. L’affioramento presenta due estese aree di estrazione. Qui la progressiva demolizione dei livelli di radiolarite con l’ausilio di pesanti percussori, quasi sempre in roccia ignea, ha prodotto alcune ampie rientranze che modificano il profilo del versante, denominate nicchie di estrazione. Alla base delle pareti di cava sono localizzati estesi conoidi detritici, costituiti in gran parte dai residui dell’estrazione e della lavorazione in posto del diaspro.
Sul versante orientale della valle alcuni ripari conservano anch’essi consistenti depositi archeologici formati da schegge e debris derivanti dalla lavorazione del materiale estratto.
Lo studio dell’industria litica ha evidenziato che l’attività di scheggiatura era quasi esclusivamente finalizzata alla produzione di manufatti bifacciali a ritocco piatto di forma ogivale appuntita (ogive). Questi ultimi costituiscono lo stadio finale di una catena operativa, della quale i numerosissimi manufatti bifacciali a ritocco sommario rinvenuti nel sito rappresentano i prodotti scartati perché difettosi.
Sulla base di considerazioni tecno-tipologiche e sperimentali si ipotizza che le ogive siano in realtà delle preforme da cui ottenere, attraverso un accurato ritocco a pressione, punte di freccia o piccoli pugnali. Alcune punte di freccia sono state prodotte anche in Valle Lagorara.
Il sito ha restituito inoltre frammenti ceramici e oggetti di ornamento in steatite.

Bibliografia

N. Campana, R. Maggi (a cura di), Archeologia in Valle Lagorara. Diecimila anni di storia intorno a una cava di diaspro, Pisa 2002

 

La cava di diaspro di Valle LagoraraParticolare della cava di diaspro di Valle Lagorara